Sviluppo

Serve un cambio netto di rotta sulle politiche economiche. Con azioni mirate di attrazione di investimenti, analogamente a quanto stanno facendo da anni altre città italiane, bisogna restituire un futuro produttivo ad aree ex industriali o artigianali fatte marcire, abbandonate al degrado o, in modo miope, trasformate in centri commerciali (eclatante il caso di Bricoman sull’area ex Arbe). Allo stesso tempo Modena deve saper catalizzare talenti ed evitare che quelli sfornati dalla nostra Università fuggano altrove: alla città, sempre più isolata nel contesto nazionale ed internazionale, servono idee innovative ed energie fresche anche per costruire una visione strategica sullo sviluppo economico dei prossimi anni. Occorre mettere mano in modo concreto, a livello locale, al tema della sburocratizzazione. Ridotto spesso a uno slogan vuoto e valido per tutto le stagioni, il problema della riduzione della burocrazia è invece centrale per la vita delle imprese e lo sviluppo economico del territorio. Il peso della burocrazia incide sulla competitività delle imprese e i tempi di risposta dell’amministrazione comunale modenese sono ancora troppo lunghi rispetto alle esigenze minime del mondo imprenditoriale. Il sindaco in carica, e ricandidato Pd, non ha fatto nulla di quanto promesso per avere una amministrazione più amica delle imprese. Non basta dire di voler ‘Sbloccare Modena’: occorre mettere in campo una task force (partecipata da associazioni di categoria e enti pubblici coinvolti nella filiera burocratica) che sovrintenda gli uffici tecnici dedicata a garantire alle aziende che si rivolgono a piazza Grande un feedback in tempi accettabili, mappando di mese in mese i risultati e i miglioramenti ottenuti. Il costo della burocrazia (anche quella creata dalla macchina comunale) per le imprese è spesso più gravoso di quello della tassazione stessa, è necessario prevedere un assessorato specifico alla semplificazione.

E’ necessario sostenere la crescita e dunque alimentare le prospettive occupazionali, anche alla luce dei venti di recessione che stanno cominciando a spirare, che dovrà essere una priorità assoluta, mettendo in condizione le imprese di poter competere con tutti gli strumenti a disposizione. Per tale motivo, da un lato ed in luogo di estemporanei progetti che hanno prodotto soprattutto spreco di risorse pubbliche, Modena Ora ritiene essenziale dare vita, ad invarianza di spesa per il bilancio comunale, ad un fondo rotativo annuale di almeno 2,5 milioni di euro per sostenere in modo selettivo progetti di start-up ed azioni di innovazione, miglioramento organizzativo, consolidamento patrimoniale, riqualificazione, incremento occupazionale. Dall’altro appare necessario sgravare il mondo delle imprese di imposizioni fiscali ingiuste, inique o distorsive delle regole della concorrenza ed in tale ottica Modena Ora propone di: – eliminare l’Imu sui capannoni, laboratori e negozi e in generale sui beni strumentali di impresa; – sopprimere l’imposta di soggiorno, i cui gettiti sono stati peraltro utilizzati dall’amministrazione Muzzarelli per finalità ben diverse dalla promozione del turismo come hanno sempre chiesto gli albergatori modenesi; – dimezzare la Tari alle imprese, le più penalizzate (ristoranti, caffetterie, birrerie, pizze al taglio, su tutte), che stanno pagando da anni fino al 30% in più di quanto sborsato in altre città emiliano-romagnole.

La sicurezza e il rilancio del centro storico di Modena e delle periferie non sono concetti astratti, ma sono strettamente intrecciati alle politiche urbanistiche ed economiche della città. Un punto centrale per far rifiorire Modena è rappresentato da una inversione di tendenza rispetto agli esercizi commerciali: l’amministrazione comunale deve favorire la rinascita dei negozi di vicinato e dei punti vendita al dettaglio cercando di limitare il continuo sorgere di grandi ipermercati. Purtroppo in questi anni a Modena si è lavorato nella deleteria direzione opposta. E quando si è bloccato un progetto, come Esselunga, per 20 anni lo si è fatto solo per motivazioni politiche, tanto che ora la giunta è costretta a dare il via libera. Occorre favorire la rinascita di una rete di piccoli e medi negozi, presidio fondamentale per la sicurezza e la vitalità del territorio. Senza edicole, fornai, fruttivendoli, macellai, piccoli negozi di abbigliamento, mercerie, la città è più povera e deserta, questo concetto è ovvio, ma sembra non essere colto dalla amministrazione che continua a dare il via libera a mega supermercati o a raddoppiare quelli esistenti come nel caso dei Portali.

Se la sicurezza e la vivibilità della città non sono slogan bisogna invertire la rotta completamente.

Occorre creare un percorso turistico enogastronomico per far conoscere i prodotti che derivano dalle nostre aziende agricole, di Modena e provincia, per far in modo di far arrivare a tutti i modenesi il vero valore di ciò che c’è dietro, con incontri periodici tra cittadini ed imprese, degustazioni e approfondimenti. Si parla spesso e giustamente di valorizzazione delle nostre eccellenze, ma altrettanto spesso si dimentica che queste eccellenze hanno valore e sono conosciute nel mondo grazie al lavoro e alla cura di tanti imprenditori del territorio, questo impegno e questa dedizione credo vadano sottolineati e trasmessi prima di tutto ai modenesi, in modo tale da renderli ambasciatori consapevoli delle bellezze enogastronomiche della nostra città e provincia.

In questo contesto l’amministrazione comunale del capoluogo può essere capofila di un condiviso lavoro di squadra, creando un percorso ad hoc che metta insieme il turismo e la enogastronomia. Un lavoro di promozione indispensabile e che può concretizzarsi solo se le istituzioni possono fare i conti con una rete imprenditoriale attenta a cogliere questa opportunità. In questo contesto, con la collaborazione di Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) e della Camera di commercio di Modena andrebbe promosso un tavolo per accompagnare le aziende agricole verso il ricambio generazionale. La staffetta dagli imprenditori anziani ai giovani è un passaggio difficile e delicato e merita sostegno anche da parte di chi governa il territorio.