Salute


Modena, per la propria posizione geografica ma anche per la protratta assenza di efficaci politiche di sostenibilità ambientali, spicca tra le città più inquinate in Italia e in Europa. L’ennesima conferma di ciò è arrivata dall’ultima classifica sulla qualità della vita di Italia Oggi, che, nel capitolo ambiente, ha assegnato a Modena addirittura la settantatreesima posizione (su 110 città considerate) a causa del costante sforamento di Pm10, concentrazione di biossido di azoto, produzione di rifiuti urbani. Serve una inversione di rotta a partire dalla gestione dei rifiuti e, con particolare riferimento all’inceneritore, ritiene che esso debba definitivamente essere considerato una fonte inquinante per Modena e le aree limitrofe, facendo così cessare una sorta di status di salvacondotto ambientale, come se fosse ininfluente sull’aria che respiriamo. Il confronto con il Comitato Modena Salute Ambiente ha prodotto inoltre il convincimento che sia opportuno ridurre drasticamente le quantità bruciate, facendo cessare l’importazione di rifiuti da fuori provincia e parametrando così le quantità stesse al fabbisogno del territorio modenese: 120mila tonnellate all’anno in luogo delle attuali 240 mila. Un risultato, questo, che può essere conseguito spegnendo l’impianto nei mesi da novembre a marzo, quelli in cui c’è maggiore concentrazione di polveri sottili ed è più negativa l’influenza sulla salute dei cittadini modenesi. L’inceneritore di Modena gestito da Hera è una macchina che, quando è accesa, per le sue caratteristiche tecniche e operative deve bruciare necessariamente una quantità determinata di immondizia. Di fatto i rifiuti prodotti sono il carburante dell’inceneritore e quindi, se questo motore resta accesso tutti i giorni, in assenza di immondizia indifferenziata prodotta a Modena si importano rifiuti da fuori provincia. Oggi l’inceneritore di via Cavazza resta spento solo due settimane nei mesi estivi per manutenzione e col camino acceso 350 giorni l’anno occorrono dalle 200mila alle 240mila tonnellate di immondizia, a seconda del potere calorifero della stessa. Il problema è che Modena e provincia produce circa 120mila tonnellate di indifferenziata all’anno, quindi la metà rispetto al potenziale del camino. La nostra proposta si basa sullo stop all’importare da subito rifiuti da fuori provincia e tenere spento l’impianto almeno 5 mesi l’anno facendo eventualmente un accordo con un altro impianto della provincia che possa funzionare in modo alternato così da gestire il materiale accumulato nei mesi di spegnimento. Analizzando i dati Arpae i mesi più problematici per concentrazione di polveri sottili sono quelli che vanno da novembre a marzo ed è in questi mesi che occorre imporre alla controllata Hera (la cui maggioranza è di proprietà dei Comuni attraverso il patto di sindacato) di spegnere l’impianto che continuerebbe in questo modo a bruciare circa 150mila tonnellate nei restanti mesi, più che sufficienti per smaltire la richiesta modenese. Ovviamente ogni misura deve basarsi sulla riduzione della quantità di immondizia prodotta: Modena ha le caratteristiche, il senso civico e la cultura per diventare tra le città promotrice del progetto plastic-free per dire definitivamente addio alle plastiche mono-uso pensando una sperimentazione che anticipa la normativa europea.

In diciotto anni i posti letto negli ospedali della provincia di Modena hanno subito un calo del 35%. Il Policlinico di Modena è passato da mille unità a 621 con tagli significativi in medicina generale, in chirurgia e in pneumologia. Tagli giustificati da parole d’ordine che abbiamo spesso sentito evocare in questi anni dagli amministratori locali e dalle direzioni generali scelte dalla politica: investimenti nella cura domiciliare, riorganizzazione, razionalizzazione e addirittura tagli ai costi. Con il risultato che anche la nostra città non è stata immune da un depotenziamento dei servizi sanitari, mascherati troppo spesso con il ricorso all’assistenza domiciliare e che rischia di minare le basi del diritto alla salute. Per invertire questa pericolosa deriva proponiamo dunque di incrementare i posti letto nei due ospedali cittadini ed in particolare nel Policlinico, drammaticamente impoverito dall’operazione-Baggiovara e che deve tornare ad essere una eccellenza nazionale.

In un quadro fortemente critico sotto il profilo della presenza di sostanze inquinanti nell’aria che ogni giorno i cittadini modenesi respirano, appare indispensabile lavorare per una mobilità sostenibile, che consenta, da un lato di abbassare le emissioni generate dalle automobili, dall’altro di aumentare la qualità e vivibilità degli spazi urbani. All’interno di un piano organico sulla mobilità (fermo al Piano Husler del 1996 quindi ampiamente superato) di mettere in campo alcune misure: una incentivazione all’acquisto di auto elettriche pure o ibride che permetta di triplicare, nell’arco dei prossimi anni, il parco di auto elettriche ora circolante in città; una estensione delle zone 30 ad una serie di aree urbane/quartieri, così da stimolare, come dimostrano esperienze condotte in altre città medie italiane ed europee, una mobilità dolce e allo stesso tempo lo sviluppo o il consolidamento di attività “vive” nelle strade, come ad esempio il commercio; una sperimentazione, a partire da alcune specifiche zone, di quartieri “car free”; una rivista sinergia tra tutti gli attori che si occupano in città di Trasporto Pubblico Locale a partire da Seta, taxi e ncc.