Progetto porta nord, Muzzarelli fermo al 1999: Un’altra grande occasione persa

Cinzia Franchini: “Il progetto nasce vecchio e senza prospettiva. Modena ancora spezzata sull’asse nord sud. Nessun investimento sulla mobilità elettrica. Spesi 1,8 milioni per peggiorare la situazione viaria.
Il progetto va migliorato subito

Modena, 12 marzo 2019 – “Meno parcheggi a servizio della stazione, che diminuiranno ancora quando aprirà la casa della salute, meno posteggi liberi e servizi per chi usa la bicicletta, caos nei pressi della rotatoria dove sulla carreggiata ulteriormente ristretta è stata mantenuta la fermata dei bus e dei bus sostitutivi della linea ferroviaria Modena – Sassuolo (che da provvisoria è diventata definitiva), con grave e già evidente pericolo per i pedoni e gli automobilisti”. Così Cinzia Franchini, della lista civica Modena Ora, sul progetto di revisione della mobilità viaria e ciclopedonale alla porta Nord della stazione.

Non è inoltre previsto nessun tipo di servizio per la mobilità elettrica in un luogo ideale in cui la sosta per lungo tempo, soprattutto di pendolari, garantirebbe tempi adeguati per la ricarica delle auto o dei propri velocipedi elettrici – continua Cinzia Franchini -. Insomma, una grande occasione persa. Fino ad ora a questo sono serviti gli 1,8 milioni di euro dei diciotto arrivati dal piano periferie? Per peggiorare, di fatto, anziché migliorare, la mobilità nella porta nord della stazione dei treni? Sembra proprio di sì. E questo conferma quanto questa amministrazione sia tutt’ora incapace di guardare ad un futuro e ad uno sviluppo sostenibile. Perché di sostenibile e di futuro, in questo progetto, non c’è assolutamente nulla: lo dimostra il desolante bilancio delle realizzazioni fatte, meglio dire non fatte, nel primo stralcio del piano periferie, relativo alla Porta Nord della stazione. Con un progetto che nasce vecchio, come la rotatoria ed il collegamento viario già presente nei progetti del Piano di riqualificazione della fascia ferroviaria del 1999 e mai realizzato in venti anni di giunte Pd”.

Bastava prendere esempio da altre città in cui le Velostazioni sono davvero tali, ovvero dei servizi di assistenza a 360 gradi, oltre che di deposito, per chi sceglie la mobilità a due ruote, anche elettrica. Perché il deposito allargato e chiuso senza personale con chiave, e che, come conferma ciò che accade nell’altro lato della città, viene utilizzato da una minima parte dei ciclisti, non può essere chiamato velostazione – continua la fondatrice di Modena Ora -. Perché non si può costruire un parcheggio ex novo, che in quel luogo ha la vera funzione di parcheggio scambiatore, senza pensare ad una diffusa presenza di colonnine di ricarica. E’ sbagliato puntare tutto su una pur condivisibile moltiplicazione delle telecamere, senza pensare a servizi anche con personale, che potrebbero aumentare il presidio umano e non elettronico della zona. Intanto tra slogan e promesse mancate si continuano a rimandare i progetti che servirebbero a unire davvero la parte a nord e a sud della ferrovia come il sottopasso verso il centro ed il collegamento con l’area dell’ex mercato bestiame anch’essa dopo cinque anni di mandato Muzzarelli, lasciata terra di nessuno, isolata. Altro che città compatta e rigenerata che il sindaco continua a raccontare. Noi partiremmo proprio da qui. Da un cambio di passo, per costruire una città unita, dove in quattro minuti i cittadini dell’area nord potranno raggiungere il centro, utilizzando mezzi pubblici o elettrici con la sicurezza di poterli posteggiare e ricaricare in luoghi sicuri perché presidiati da persone, e non solo da telecamere”.