Sostenibilità

Traffico congestionato in sempre più strade all’interno della cintura urbana, aumento dei livelli di inquinamento, incremento del numero di incidenti stradali: è questo il bilancio di anni di politiche insufficienti sulla mobilità. Il cui modello, fondato su un utilizzo ancora nettamente prevalente dell’auto privata per gli spostamenti (67%), deve essere cambiato con scelte strutturali idonee a favorire un maggiore ricorso a mezzi alternativi all’auto stessa. È certo importante riqualificare e riorganizzare il servizio reso dagli autobus Seta anche incentivandone l’uso riducendo il costo della corsa singola, ma per migliorare l’alternativa modale al veicolo privato, il trasporto pubblico locale deve diventare competitivo con l’auto.

Il piano sulla mobilità urbana, risalente al 1996, è ampiamente superato e pertanto va rivisto. In questo contesto proponiamo il potenziamento del progetto Taxi anch’io attivo da 10 anni nel Comune di Carpi. Un trasporto pensato per i giovani dai 15 ai 29 anni che il sabato notte si muovono in città per raggiungere i locali notturni. Dalle 22 del sabato sera alle 4 della domenica mattina, indipendentemente dai chilometri percorsi e dal numero di passeggeri, una corsa in taxi costa infatti solo 4 euro. Un servizio, che al Comune di Carpi costa poco meno di 10mila euro all’anno, e che unisce sostenibilità ambientale e sicurezza dei giovani. Un servizio che, nonostante le proposte avanzate negli anni, non è mai stato introdotto a Modena dove sono presenti 85 taxisti, molti provvisti di mezzi ibridi elettrici, che potrebbero essere disponibili a questo servizio e che consentirebbe, in sinergia con il Comune, di offrire un servizio prezioso dedicato ai nostri giovani per la loro mobilità sicura. In generale la valorizzazione del servizio Taxi a Modena è fondamentale per migliorare l’accessibilità al centro storico e non solo. Purtroppo alcune scelte operate non hanno tenuto conto dell’importanza del servizio taxi: ricordiamo lo spostamento del posteggio da Corso Duomo a Piazza Matteotti imposto dalla amministrazione comunale che ha impattato negativamente sui tassisti e, soprattutto, sui clienti che un tempo potevano attendere sotto i portici il loro turno per salire a bordo dei taxi. Ma ricordiamo anche come la pedonalizzazione di Piazza Roma abbia comportato l’esclusione del transito anche per i taxi: una esclusione paradossale soprattutto perché viene permessa agli autobus, mezzi notevolmente più impattanti. Senza considerare le tante proposte mai accolte: ingresso solo in alcuni casi in piazza Roma per trasporto di persone anziane o donne incinta, ingresso limitato alle ore notturne, eliminazione dei taxi dalla black list della telecamera che rileva gli accessi non consentiti per evitare, come è realmente successo, che un tassista fosse multato per essersi fermato sulla corsia per scaricare una cliente disabile. E ancora: creazione di un posteggio in Largo san Domenico per il carico e scarico dei clienti diretti in piazza Roma o l’utilizzo della corsia preferenziale di San Domenico. Da evidenziare, come la realizzazione del nuovo Pronto soccorso di via Campi non abbia previsto un percorso preferenziale interno per i taxi posteggiati al posteggio del vecchio Pronto soccorso che in tal modo, i tassisti quando vengono chiamati dai clienti al nuovo Pronto soccorso, devono uscire dal Policlinico e percorrere Via Emilia est, comportando un aggravio del costo della corsa per il cliente. Per finire, a tutt’oggi la categoria non sa se il restyling di Porta Nord prevederà il mantenimento dei due stalli del posteggio taxi.

Restando al tema dell’accesso al centro storico, è possibile migliorarlo attraverso un collegamento veloce e di nuova generazione tra il parcheggio Novi Park e piazzale San Domenico e trasformare Corso Vittorio Emanuele in un boulevard. E ancora: eliminare il traffico veicolare e i parcheggi, individuandone di differenti, su viale Martiri della Libertà e viale delle Rimembranze, allargando l’attuale parco verso il perimetro del centro e spostando la viabilità su viale Muratori raddoppiato.

L’idea parte dal presupposto che il Novi Park debba essere utilizzato nel pieno delle sue potenzialità, come principale parcheggio di servizio per i modenesi. Oggi circa un intero piano interrato non è utilizzato, questo soprattutto per la mancanza di un collegamento diretto con il centro. Il progetto elaborato dal laboratorio prevede quindi il collegamento veloce del Novi Park con il centro. Tre ipotesi progettuali: mini metrò, personal rapid transit cioè piccoli veicoli a guida automatica vincolata per il trasporto persone e il tappeto mobile per pedoni. Non si tratta di un libro dei sogni, basti pensare che già nel 2006 il Pd stesso presentò un progetto costosissimo, con tanto di rendering, per una metrò a Modena. Nella nostra proposta, corso Vittorio Emanuele, certamente uno dei più belli e strategici di Modena, andrebbe recuperato nella sua funzione di boulevard, mantenendo in una nuova disposizione i parcheggi ma utilizzando anche gli spazi dell’attuale aiuola centrale.

La seconda parte della proposta di Modena Ora prevede l’eliminazione del traffico e dei parcheggi da viale Martiri della libertà e Rimembranze con potenziamento di viale Muratori. Si tratta di una ipotesi prospettata già dagli anni ’90 ma che riteniamo ancora attuale per aumentare le aree verdi di Modena a ridosso del centro, la sicurezza e la decongestione del traffico urbano. L’area oggi occupata da parcheggi a pettine e in linea e dalla sede stradale e dal percorso asfaltato pedonale e ciclabile, sarebbe totalmente destinata a parco. Il traffico che ora scorre sui viali in una unica direzione opposta a quella di viale Muratori andrebbe convogliato su quest’ultima che raddoppierebbe le corsie attraverso l’utilizzo dell’attuale area asfaltata ciclopedonale. Queste modifiche comporterebbero una riduzione dei tempi di percorrenza, una maggiore fluidità del traffico e la diminuzione del tasso di inquinamento in una delle zone della città più critiche.

Si tratta di soluzioni possibili, già pensate anni fa ma rimaste sulla carta. Come abbiamo avuto modo di sottolineare la città del futuro più sostenibile è quella che per buona parte giace nei cassetti del Comune e che le amministrazioni che si sono succedute fino ad ora non hanno avuto né la capacità né la volontà politica di realizzare.

Sempre da questo punto di vista proponiamo il rinnovamento di tre aree strategiche per la città. Ottavo campale, stazione ferroviaria, via Emilia Ovest e area ex mercato bestiame.

Ottavo Campale: Si tratta di diciotto ettari di terreno a un chilometro e mezzo dalla Ghirlandina. Area strategica a vocazione Militare, dal 2016 è passata dal Ministero della difesa al Demanio. Dalla firma del protocollo di intesa non si è mosso nulla. L’area, già urbanizzata, e slegata dai vincoli del PRG, potrebbe prestarsi a diverse funzioni. Da universitarie e di servizi. Anche attraverso il rinnovamento degli edifici presenti in un’area che già si presenta come cittadella universitaria. Potrebbe ospitare anche parte degli alloggi previsti nel piano di Vaciglio.

Area stazione ferroviaria: Il piano di riqualificazione della fascia ferroviaria presentato nel 1999 che quest’anno compie 20 anni, doveva svilupparsi a seguito del trasferimento dall’area della stazione al Marzaglia, dello scalo merci ferroviario. Ciò non è avvenuto ed oggi siamo fermi a 20 anni fa. Il vecchio progetto prevedeva lo spostamento della stazione delle autocorriere. Crediamo che oggi quel progetto sia superato. L’enorme area dello scalo, con l’entrata in funzione di Marzaglia, potrebbe garantire nuova area verde attrezzata e strutture a servizio della stazione o, nell’ipotesi che la manifattura tabacchi sia scelta come nuova sede unica del tribunale, come parcheggio. Rimane immutato il collegamento diretto ciclopedonale con l’area della manifattura.

Via Emilia Ovest/cavalca ferrovia – San Cataldo: Due interventi sulla viabilità potrebbero unire la città su un asse strategico. Il primo riguarda l’eliminazione del Cavalcaferrovia di via emilia ovest e il ricongiungimento di via Cabassi e via Tabacchi, ora interrotto nonostante la rimozione della ferrovia storica. Il secondo, tanto semplice quanto funzionale consiste nell’apertura di via San Cataldo all’altezza dell’incrocio con via Paolucci e del sottopassociclopedonale. L’apertura del collegamento al traffico veicolare consentirebbe l’accesso diretto sia da via Cesare Costa sia da strada San Cataldo sia da via Paolucci, alla parte monumentale del cimitero di San Cataldo e all’attuale parcheggio adiacente a porta aperta. Per iniziare l’opera di reale unione della città da sempre divisa dalla ferrovia, con enorme impatto su tempi di percorrenza e sull’inquinamento oltre che sul fronte della valorizzazione (l’accesso principale alla parte monumentale del cimitero sconosciuta ai più perché di fatto oggi scollegata).

Modena ha un patrimonio edilizio che in netta prevalenza risale agli anni Settanta e che necessita di interventi di ristrutturazione e di miglioramento energetico, a tal proposito è necessario prevedere finanziamenti agevolati comunali per i proprietari di immobili che intendono sostituire vecchie caldaie. A questo va aggiunto il fatto che ci sono migliaia di alloggi sfitti e che vaste aree, originariamente nate per ospitare siti produttivi, sono in stato di abbandono e in non pochi casi in una situazione di progressivo degrado. In un quadro di questo tipo sarebbe stato illusorio anche solo pensare a consumare nuovo suolo, rendendo edificabili aree verdi ed agricole. Eppure, come dimostrano il caso dell’area di Vaciglio, il raddoppio del centro commerciale I Portali e i dati del rapporto 2018 di ISPRA – l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – anche l’Amministrazione Muzzarelli ha scelta la strada dell’espansione urbana.

Lo slogan cavalcato dalla Regione con la nuova legge sull’urbanistica e dalla stessa Amministrazione Muzzarelli “consumo a saldo zero” deve diventare “consumo zero”. Consumo zero significa costruire un Piano Regolatore (l’attuale andrebbe rivisto con urgenza) fondato esclusivamente su riqualificazione e rigenerazione e che, partendo da una mappatura precisa degli immobili industriali/artigianali abbandonati, studi, in accordo con i proprietari, una loro demolizione/conversione in un nuovo patto pubblico-privato. Consumo zero significa mettere in campo, con il nuovo Piano Regolatore, un insieme di norme urbanistiche che permetta di attivare, anche con incentivi ad hoc per proprietari e imprese del settore edile, percorsi di riqualificazione urbana, di efficientamento energetico del patrimonio edilizio, di attrazione di imprese green e hi-tech in aree interessate da programmi di riqualificazione urbana da oltre venti anni (Fascia Ferroviaria su tutte), che non vedranno mai la luce.

Si parla da anni della necessità di rendere il centro storico più vivibile e attrattivo, alleggerendo la pressione di traffico in seno ed attorno ad esso prodotto dai furgoni per la consegna di merci agli esercizi del centro stesso. Ad oggi tutti i tentativi condotti, a partire dal progetto City Porto fino alla revisione degli orari di consegna, non hanno prodotto alcun concreto risultato.

L’idea è quella di creare, all’interno del garage “Ferrari”, una sorta di “scalo” per le consegne in centro storico (da effettuare solo con mezzi elettrici), messa a disposizione gratuitamente delle società di autotrasporto e di altri operatori economici che se ne vogliano servire, con l’obiettivo di razionalizzare la movimentazione delle merci dirette ai negozi della zona ZTL e, conseguentemente, ridurre l’impatto ambientale ed acustico e l’occupazione degli spazi pubblici da parte dei veicoli commerciali destinati alla distribuzione delle merci.