‘Pago uno che la picchia in cortile’: l’uomo che minacciò Catia Silva patteggia

Ha patteggiato ieri, davanti al giudice Silvia Guareschi e al pm Valentina Salvi, 2 mesi di condanna per minacce un pastore 38enne originario di Trapani, ma residente a Brescello che nel novembre 2014 minacciò Catia Silva, ex consigliere di Brescello, prima a denunciare le infiltrazioni mafiose in quel Comune, e oggi in lista a Modena per le elezioni di maggio con la civica Modena Ora di Cinzia Franchini. «Se faccio una telefonata a Grande Aracri mi manda cinque macchine con gente pronta a difendermi. Appena ho finito qui vado a cercarla in Comune e la picchio. Così le faccio vedere io di cosa sono capace» – disse il 18 novembre 2014 l’uomo rivolgendosi alla Silva, parole ribadite poi davanti ai vigili urbani.

Franchini e Silva

Erano i giorni della piena del Po e dell’Enza e Catia Silva era volontaria di protezione civile nella frazione reggiana di Ghiarole e stava aiutando a far osservare l’ordinanza comunale di sgombero delle aree golenali del Po. Il pastore insistette per passare ugualmente, ma davanti al no della donna la aggredì con minacce. «Tu non sai chi sono io – si legge nel capo d’imputazione – Io ti faccio del male. Io non sono Grande Aracri e neanche Rondinelli, a cui hai fatto le foto della casa». E ancora, una volta al comando della municipale: «Quando vado in tribunale, se vengo condannato, pago uno che la picchia nel cortile. Io sto lì a guardare. E giro armato, tanto in galera ci sono già stato. Del giudice non mi interessa nulla». Ieri il patteggiamento, per l’amarezza di Catia Silva: ‘Quelle parole e il riferimento a Grande Aracri, dovevano essere analizzate in dibattimento – afferma la Silvia – quell’uomo non si è mai scusato. Io credo non sia accettabile un patteggiamento davanti a quelle frasi, sto pensando di fare ricorso’. Ricordiamo che meno di due mesi fa la Corte di appello di Bologna aveva confermato le condanne degli imputati a processo per minacce di stampo mafioso contro la stessa Silva. Sei mesi di reclusione per Salvatore Grande Aracri e Alfonso Diletto, quattro mesi e 15 giorni per Salvatore Frijo e Girolamo Rondinelli;  solo per Carmine Rondinelli la pena si riduce da sei a cinque mesi.